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Buongiorno, Puttana!


di Sissy_bella
15.08.2025    |    5.422    |    13 9.9
"Se non avessi saputo che mio marito mi avrebbe detto che aveva il mal di testa, o che quella sera non era vigilia di festa, giuro che mi sarei fatta anche scopare da lui..."
Il Primo messaggio che mi è arrivato quella mattina, da un numero sconosciuto, diceva proprio così:
“Buongiorno, Puttana!
Se non ti riconosci in questo epiteto e se quello che stai leggendo non stimola in te nessun intimo prurito, allora cancella pure questo messaggio e blocca il mio numero per sempre.
Se, al contrario, sto ridestando in te qualche sensazione che non pensavi di provare, se hai la curiosità di sapere chi ti scrive e che cosa vuole da te, allora per favore rispondi semplicemente:
Continua…”
Mi ci sono voluti alcuni minuti per riprendermi dallo stupore. Chi cavolo era questo che si permetteva di chiamarmi a quel modo e perché aveva il mio numero? Il primo impulso che ho avuto è stato di fare come diceva: cancellare il messaggio e bloccare il numero. Devo dire però che una certa curiosità me l’aveva insinuata e, quel prurito a cui faceva riferimento, effettivamente lo stavo provando…
Che fare? Ma sì, al diavolo! Al limite avrei smesso più avanti, ero troppo curiosa. Un ultimo momento di indecisione, poi ho scritto:
“Continua…”
Pochi secondi ed è arrivato il secondo messaggio; evidentemente chi scriveva lo aveva già pronto.
“Bene, sono contento che tu mi abbia risposto. In questo gioco, per ora sono io a comandare. Tu non devi fare domande ma, al contrario, dovrai rispondere alle mie con molta sincerità. Cominciamo.
Da quant’è che non ti fai una bella scopata con tuo marito?”
Eh no, questo era troppo! Ma come si permetteva di chiedermi cose così intime, uno sconosciuto che chissà come aveva carpito il mio numero? Adesso lo blocco, ho pensato. Poi però sono andata con la memoria all’ultima volta che io e mio marito avevamo fatto l’amore e, in effetti, non sono stata capace di ricordarlo. Un paio di mesi? Forse tre. Oppure era stato l’ultimo dell’anno? Allora, più di cinque mesi!
Incazzata, ho risposto:
“Tantissimo. Non me lo ricordo nemmeno. Soddisfatto adesso? Di che t’impicci? Chi sei?”
Questa volta la risposta si è fatta attendere un po’ di più.
“Piano, piano. Te l’ho detto, non devi fare domande per ora. Mi piace il caratterino che hai, ci verrà utile per quello che ho in mente.
Quindi non ricordi quando è stata l’ultima volta? Non va bene così. Bisognerebbe sempre avere memoria di tutte le volte che facciamo sesso; io, per esempio, tengo una specie di diario. Vuoi sapere di quante pagine è composto? Magari quando ci vediamo te lo faccio leggere. Adesso invece continuiamo con le domande. Se ti dicessi che io, in questo momento, per il semplice fatto di parlare con te, sto avendo una forte erezione, che diresti?”
“Che sei un porco!” ho scritto immediatamente, furibonda. Mentre tentavo di cancellare tutto, è arrivato un altro messaggio.
“Esatto. Chiamiamoci con i nostri veri nomi. Io sono il Porco e tu la Puttana. Scommetto che adesso hai qualcosa che sta vibrando dentro di te e non è il cellulare. Vuoi davvero cancellarmi? Non vuoi sapere quello che sto provando?”
Bastardo, che stava succedendo? Purtroppo era vero, c’era qualcosa in me che stava vibrando. Ed era in mezzo alle gambe, qualcosa che non avvertivo da tempo, ormai…
Con il cuore in gola, ho risposto.
“Avanti, dimmelo. Cosa stai provando?”
“Brava. Sei davvero una brava Puttana. Allora, senza che io lo stia toccando, solo scrivendoti e immaginandoti, il mio cazzo è diventato enorme. Sta premendo contro i pantaloni, vorrebbe uscire ma è imprigionato. È furioso perché vorrebbe che ci fossi tu qui, adesso, a prenderti cura di lui. Non è meraviglioso tutto questo? Pensa a tutto il desiderio che tu, dall’altra parte della città, sei riuscita a suscitare in lui! È questo che fa la forza dell’immaginazione, il desiderio di appagare i nostri pensieri più nascosti. Sono certo che, quando avrai finito di leggere questo messaggio, ti toccherai in mezzo alle gambe. Ti verrà la voglia incontrollata di sfilarti le mutandine e di dare sollievo alla tua fica in tumulto.
Se non è così, scrivimi “Smettila” e io sparirò. Altrimenti scrivimi: “Continua, ti prego…”
Maledetto! Ho letto e riletto quel messaggio e davvero stava succedendo quello che lui aveva descritto. Mi era venuta una voglia bastarda di masturbarmi adesso, lì sul divano, con mio marito che stava lavorando nell’altra stanza. Mi sono morsa il labbro per resistere ma, ogni volta che lo rileggevo, la mano scendeva un po’ di più, sempre più giù. Alla fine le ho sfilate davvero le mutandine. E ho davvero infilato due dita nella fica cercando sollievo dal tormento che mi stava attanagliando.
Allora, arrendendomi all’evidenza, ho scritto:
“Continua, ti prego…”
Subito è arrivata la risposta:
“Brava, Puttana!”
E poi solo una foto. La foto.
Aveva liberato il cazzo, lo aveva fatto uscire dalla prigione, gli aveva dato aria. Un arnese esagerato, dritto per la maggior parte della lunghezza ma che poi, in punta, curvava leggermente verso l’alto. Lucido che brillava quasi, scappellato e con un glande che sembrava una grossa noce. O una piccola mela. Bello da morire.
Sono rimasta a guardarlo per un tempo che non so definire, tanto che il messaggio successivo non l’ho nemmeno sentito arrivare. L’ho letto dopo, quando mi sono ripresa dallo shock di quella visione.
“Adesso toccati il clitoride e dimmi quanto godi, Puttana!”
L’ho subito fatto: ero in preda a una furia che potrei paragonare a quella agonistica di uno sportivo. Ho frugato nella mia fica con tutte le dita, a gambe larghe sul divano, indifferente al fatto che potessi sbrodolare sulla stoffa. Ho chiuso gli occhi e ho iniziato a muovere i polpastrelli all’interno, cercando di sfiorare i punti più erogeni del mio organo sessuale. Prima delicatamente, poi con sempre maggiore intensità. Ho raggiunto il clitoride, l’ho tenuto stretto tra due dita, l’ho titillato, l’ho stimolato come un’ossessa. Ho aggiunto un dito dell’altra mano per aprire ancora di più la fica. Accompagnavo i movimenti delle mani con quelli del bacino, lo spingevo in alto, muovevo il culo. Ogni tanto assaggiavo i miei umori, abbondanti, e mi leccavo le dita con gusto. Godevo di ogni parte del mio corpo, massaggiavo il seno, il ventre, poi tornavo a spingere dentro le dita.
E alla fine sono venuta. Ho quasi squirtato, era tutto così copioso e così dannatamente fantastico. Credo di aver gridato qualcosa all’apice del godimento ma non ricordo cosa; spero soltanto che mio marito non abbia sentito. Volevo rispondere subito al messaggio ma avevo le dita che ancora colavano umori, così le ho leccate per bene. Subito dopo, con le mani che tremavano, ho risposto:
“Oddio, ti ringrazio… Grazie! Sono venuta! È stato bellissimo… sono quasi svenuta dal piacere. E di là c’è mio marito che non si è accorto di niente!
Ascolta: non so chi sei, non so se mi conosci né perché hai il mio numero, ma ti dico solo due parole. E stavolta sarai tu a rispondermi: QUANDO? DOVE?”
Pochi secondi ed è arrivata la risposta.
“Domani alle 9. A questo indirizzo” e seguivano le indicazioni.
“Ci sarò, Porco”.
“Non ne dubitavo, Puttana!”

Io non so se sia possibile trasformarsi da donna qualunque a puttana dalla sera alla mattina. Evidentemente sì, perché era quello che stava succedendo a me. Se avessi avuto un minimo di raziocinio, se ne avessi parlato con qualcuno, mi avrebbero detto che era da folle andare in un posto sconosciuto, da un porco che poteva essere il peggior maniaco della città, solo dopo esserci scambiati pochi messaggi. Ma non l’ho fatto. Non ho ragionato col cervello. Avevo davanti sempre e soltanto l’immagine di quel cazzo meraviglioso che svettava nella foto, impudente e arrogante. Lo desideravo più di ogni altra cosa al mondo e, per averlo, avrei rischiato il linciaggio, la violenza, il martirio. Qualsiasi cosa, pur di vederlo, tenerlo in mano, sentirmelo dentro.
Mio marito, per fortuna, non si è reso conto di quanto fossi agitata quella sera nell’attesa dell’incontro dell’indomani. Ma lui, lo so, è un intellettuale tutto perso nei suoi calcoli e ragionamenti. Fondamentalmente un ingenuo che non è tagliato per certe cose. Mi domando come abbia fatto a sposarlo, anni fa. E dire che ne avevo di pretendenti belli e cazzuti, ma ho scelto lui perché era rassicurante. Probabilmente, in quella fase della vita, cercavo sicurezza e tranquillità. Adesso cominciavo a capire che le cose cambiano, invece. E cambiano in fretta, purtroppo.
La mattina, appena mio marito è andato al lavoro, ho chiamato in ufficio dicendo che prendevo ferie. Un accidente improvviso. E poi mi sono preparata con cura. Sono ancora una bella donna, nonostante non sia più una ragazzina e nonostante qualche chilo di troppo. Sono alta il giusto, un bel seno che ancora sta su da solo, due belle gambe e, forse, solo il culo un po' troppo grosso. Ma dicono che a tanti piace così! I miei capelli hanno un taglio moderno e il mio viso… beh, non sarò certo Penelope Cruz, ma non sono nemmeno da buttar via.
Non ho messo troppe cose addosso, avevo idea che non sarebbero servite. Niente calze, perciò, niente reggiseno, scarpe col tacco, quelle sì perché fanno sempre fica, vestitino che lo slacci con un dito e tanto, forse troppo, trucco.
Lui mi aveva chiamata Puttana, giusto? E allora sì, un tocco da puttana ci stava bene!
Il prurito che mi aveva insinuato l’uomo dei messaggi, quel friccicore in fregna di cui avevo dimenticato il gusto di sentire addosso, quel senso di assenza dell’atto sessuale non mi avevano abbandonata per tutta la notte. Se non avessi saputo che mio marito mi avrebbe detto che aveva il mal di testa, o che quella sera non era vigilia di festa, giuro che mi sarei fatta anche scopare da lui. Ma forse era meglio così: adesso sarei arrivata carica di libidine e di troiaggine all’appuntamento con il Porco; e me lo sarei mangiato tutto, quel gran cazzo che aveva!
Dio, quant’era che non facevo un bel bocchino!
E una bella leccata di palle e culo? Un’eternità.
Ed essere cavalcata da dietro, buttata su un tavolo o dove capita. O, perché no, addosso a un muro?
Sentirsi violata, presa all’improvviso, sbattuta di qua e di là senza delicatezze né smancerie.
Sesso, sesso, tanto sesso… tutto il sesso che mi era mancato fino ad allora.
Con queste cose in testa e la fica che già cominciava a sbrodolare, mi sono guardata nello specchio.
Mi sono piaciuta, ho sorriso. E mi sono detta:
“Buongiorno, Puttana!”

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